L'artista non si considera una persona razionale: il suo sguardo sul mondo è filtrato da anni di letture e film sci-fi, horror e distopici, che hanno plasmato una visione della realtà volutamente distorta. Questo immaginario interiore riaffiora costantemente nella sua fotografia.
Vive spesso con la sensazione di essere distaccata, come se un velo sottile la separasse da ciò che la circonda. Le piacciono le geometrie e i punti fermi, ma nei suoi scatti le persone compaiono quasi sempre sfocate, lontane, fragili presenze sullo sfondo.
Per lei la fotografia è più di una passione: è un rifugio, un sollievo dall’ansia, un gesto catartico e terapeutico che l’accompagna e l’ha sostenuta nei momenti più complessi.